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Nenti sacciu, nenti vitti (Non sò nulla, non ho visto nulla).

Considerando il fatto che noi siciliani spesso siamo permalosi e suscettibili quando vengono detti dei luoghi comuni sulla nostra terra, ho deciso in poche righe di fare un po' di sana autoironia per suscitare, almeno spero, qualche sorriso.

Già nel terzo giorno della creazione i siciliani, infatti, iniziarono a vagare per il mondo per conquistarlo e per essere chiamati terroni.

Lo stesso Dio, preoccupato per la fuga di cervelli, iniziò a gridare "Unni minchia stati iennu?" ( Dove c.. state andando?) ed essi risposero in coro "Tu fatti i c.. to!' (Tu fatti i c.. tuoi!)
(Ezechiele 23,67-34).

Secondo la nostra antica tradizione un vero siciliano mangia soltanto cannoli con la ricotta, pasta con le sarde, arancine e cous cous (erroneamente attribuito alla cultura araba).

Per un siciliano la cosa più importante è la "famigghia", ma soprattutto la mamma, che gli prepara i cannoli con la ricotta e la pastina con il dado.
Il siciliano medio, infatti, tende a rimanere in famigghia almeno fino ai settanta anni, giusto il tempo di trovare una sventurata che gli lavi i calzini sporchi ("quasetti fitusi") dal momento della dipartita della mamma.

Il siciliano è purtroppo impossibilitato a lavorare a causa dell'eccessiva calura che colpisce l'isola e lo costringe a rimanere seduto sul divano a vedere la tv, o a giocare a carte al circolo con gli amici.

Il bambino siciliano, invece, anche in estate e con temperature prossime ai 50° all'ombra, gioca a pallone dalle 10 di mattina alle 9 di sera.

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Additional Photos by maurizio inserra (mauro61) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 5182 W: 217 N: 6694] (53411)
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