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Il misterioso carnevale mamoiadino - dalle origini ancestrali - è fra le più antiche manifestazioni popolari della Sardegna. I suoi protagonisti, i Mamuthones e gli Issohadores, sono diventati da tempo il simbolo riconosciuto del paese. I Mamuthones, curvi sotto il peso dei campanacci, e con il volto coperto da una maschera lignea nera, si muovono lentamente in modo cadenzato su due file parallele, dando un colpo di spalla per scrollare tutta la sonagliera, con un clangore particolarissimo. Gli Issohadores li scortano con passi e balzi più agili, vestiti con maschera bianca e corpetto rosso, e gettano il laccio (nel dialetto mamoiadino soha) d'improvviso catturando le giovani donne in segno di buon auspicio di buona salute e fertilità, o pure l'amico in segno di affetto scelto nella folla, per poi rilasciarlo subito dopo. Un tempo venivano catturati i proprietari terrieri che, per sdebitarsi dell'onore riservato loro, portavano poi tutto il gruppo a casa, offrendo vino e dolci. Il capo issohadore impartisce gli ordini ai mamuthones e da il ritmo alla danza. Queste maschere fanno la loro prima apparizione il 17 gennaio di ogni anno in occasione della festa di Sant'Antonio abate. La festa è detta di Sant'Antoni e su o'u ("Sant'Antonio del Fuoco"), perché, come in tanti paesi sardi e di altre regioni del Mediterraneo, vengono accesi numerosi falò intorno ai quali si svolgono le misteriose danze dei Mamuthones e Issohadores. Il rito pare avere un significato apotropaico o propiziatorio. Il rumoroso ballo dei sonagli servirebbe ad allontanare il male e favorire annate agrarie abbondanti. Si ritrovano analoghi costumi in altri villaggi di vari paesi europei.

Mamoiada si trova nella parte più interna della Barbagia di Ollolai, in un territorio in cui sgorgano e scorrono numerosi corsi d'acqua, attraverso terreni in buona parte adibiti alla coltura o al pascolo. La presenza di queste risorse ambientali ha attratto insediamenti umani fin dal neolitico e pre-neolitico, con una varietà di tracce archeologiche e antropologiche significative (dalla pietra votiva, al nuraghe, fino a menhir e dolmen, per quanto riguarda quest'ultimo oggi non vi è più testimonianza, se non la toponomastica dei luoghi ove sorgevano es. sa copreccada) . Colpisce Sa Perda Pintà (ossia "la pietra dipinta", nota anche come Stele di Boeli), una lastra alta 270 cm istoriata con cerchi concentrici e coppelle, in tutto simile ad analoghe lastre diffuse nell'area dei Celti (Scozia, Irlanda, corsica, Galles e Bretagna).

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Additional Photos by Gianfranco Calzarano (baddori) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 1866 W: 124 N: 3543] (20341)
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